IL CRISTO PAGANO E L’INGANNO DELLE RELIGIONI

“MYSTERICA: nulla accomuna di più di chi si pone domande.”

Una trattazione molto vasta e rigorosa è stata svolta agli inizi del XX secolo dallo studioso inglese John M. Robertson che, nella seconda edizione del suo Pagan Christs pubblicata nel 1911, adottò criteri di analisi comparativa per dimostrare come molti aspetti del culto misterico cristiano fossero già presenti in altre antiche religioni.

Per l’erudito inglese Robertson, dunque, tutto il cristianesimo è una religione sincretica o, a seconda di quanto si possa essere sfacciatamente anticlericali, nient’altro che un miscuglio di miti e di credenze, testimonianze imprecise e contraddittorie, invenzioni (o alla meno peggio) resoconti di materiali assunti da altre tradizioni più antiche.

Di fatto non c’è un concetto associato al Cristo che non sia comune a qualcuno o a tutti i culti del Salvatore dell’antichità.

Per definire dogmaticamente il miracolo della nascita prodigiosa di Gesù, la Chiesa si è basata sugli scritti della Bibbia e sulle posteriori speculazioni della patristica cristiana, ma è ormai fatto accertato dalla moderna critica religiosa di orientamento laico che quei documenti su cui si fonda il credo cristiano universale sono del tutto inattendibili dal punto di vista storico, e che gli eventi personali riguardo alla storia terrena del Salvatore non hanno nulla di così singolare rispetto agli altri culti soteriologici dell’antichità.

Effettivamente, la vicenda religiosa di Gesù presenta sconcertanti rassomiglianze con quelle relative alle arcaiche divinità mediorientali e dell’area mediterranea che ugualmente, nei loro misteri escatologici, prevedevano la morte e la resurrezione del dio con un fine di salvezza redentrice, ben prima che il cristianesimo si affermasse nel mondo greco-romano.

Come Adone, Gesù nacque nella grotta sacra di Bethlehem, «La Casa del Pane» e, come Osiride dio del grano, allo stesso modo l’assiro Tammuz si identificò con la «resurrezione-rigenerazione» annuale delle piante: proprio a Tammuz (l’Adone dei Fenici) si dedicavano specie di giardini ornati che altro non erano se non un simbolo agreste di magia imitativa.

Praticamente, la realizzazione di questi giardini fioriti, forniva la massima espressione di un rito propiziatorio che serviva ad incoraggiare la crescita delle messi.

I cosiddetti giardini di Adone vivono ancora oggi nella speciale celebrazione chiamata dei «Sepolcri» durante il Venerdì Santo, in cui la guarnizione con spighe, fiori e piante sulla tomba-altare del Cristo lega ancora di più il dio morto ai rituali arborei di rinascita.

Come Attis, Gesù venne sacrificato durante l’equinozio di primavera e risorse dalla morte il terzo giorno. Come Dioniso, ascese al cielo per sedere alla destra del divino Padre. Come Quetzalcoatl nel momento della sua morte sulla croce di frasche, si verificò l’improvviso oscurarsi del cielo in maniera del tutto analoga alla passione del Cristo crocifisso narrata dai Vangeli: in ambedue i casi è la natura ad essere sconvolta dal sacrificio dell’uomo-dio, un motivo universale che appartiene al tema del subbuglio degli elementi in seguito alla morte cruenta della divinità.

Come Ermete, Gesù incarnò poi il Logos, e come Mitra ed Orfeo lo si impetra tuttora attraverso gli epiteti Luce del Mondo e Sole di Giustizia.

Infine come Baldr dei vichinghi, il Mahdi islamico e la decima incarnazione di Vishnu, Kalki, il Cristo tornerà all’epilogo del mondo per instaurare un nuovo regno di pace.